martedì , 7 Aprile 2020

Giacomo Pilati presenta il suo romanzo “Minchia di Re”

Venerdì 21 Febbraio 2020 alle ore 18.00 presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani, lo scrittore e giornalista Giacomo Pilati presenterà la nuova edizione del suo romanzo Minchia di Re edito da Mursia. Pubblicato per la prima volta nel 2004, Minchia di Re è stato un vero successo editoriale che ha ispirato il film Viola di Mare, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma e nel 2011 l’omonimo spettacolo teatrale, portato in scena dall’attrice Isabella Carloni, che nel corso dell’incontro, leggerà alcuni passi del romanzo.

Lo scrittore trapanese, ha rilasciato a Trileggo questa breve intervista.

Giacomo Pilati, a distanza di sedici anni, dalla prima pubblicazione, ritorna in libreria Minchia di Re; uno dei tuoi romanzi di maggior successo, che ha ispirato un film (Viola di mare) e uno spettacolo teatrale interpretato da Isabella Carloni. Quali sono le novità di questa nuova edizione?

Questa nuova edizione di Minchia di re, ampliata e riveduta, offre una visione più larga dei confini della storia; la rivisitazione di un contesto di contraddizioni e finzioni al centro di una narrazione ancora più luminosa. Il rapporto fra il potere e la verità, la questione meridionale, la diversità di genere. Lo scrigno segreto di un incredibile intreccio d’amore fra due donne. Ho lavorato molto sui dettagli. Arricchito le azioni di particolari inediti. Sfumato i colori. Prediligendo questa volta i pastelli alla tempera. Alcuni personaggi, Cecè, il barone, la zia suora, ora sono più netti, si vedono meglio. Poi ho spalancato le finestre sul paesaggio. Così sono entrati profumi nuovi , rumori che prima non c’erano, soffi di vento, certe volte il buio. Alla fine ho aggiunto una ricca postilla in cui ho raccontato il percorso letterario che mi ha portato alla stesura del romanzo. Appunti, ma anche riferimenti, luoghi, considerazioni. Rotte, derive e approdi. Suggestioni, ricerche. Un diario di bordo. Ma anche la risposta ai lettori che hanno continuato a chiedermi la verità su questa storia.

In questo romanzo, affronti il tema dell’omosessualità al femminile, in una Sicilia ottocentesca dominata dal potere maschile e dal pregiudizio: Quanto è attuale la storia di Pina- la protagonista- oggi?

Fanno paura i cambiamenti, le persone che non sono uguali. Ogni giorno in Italia qualcuno viene pestato per questo. L’omosessualità continua ad essere soprattutto al sud una causa importante nei suicidi dei giovani fra i 16 e i 25 anni. E’ meglio allora parlarne poco, esorcizzare la paura facendo finta che il problema non esista. Un rimedio che si incista nella società e diventa malattia. Fa paura guardare la realtà da un punto di vista diverso, confrontarsi con le trasformazioni, immaginare un luogo nuovo , che non si conosce fino in fondo. Mettersi in discussione, crescere, aprire le finestre e fare entrare luce, aria, polvere. E più facile allora delegare agli altri il cambiamento, al pensiero unico che lo autorizza e lo certifica per tutti, allo sdegno che è collettivo, alla condanna che è unanime come l’assoluzione e il perdono.

Il cinema, la televisione in questi anni- con qualche rara e qualificata eccezione – hanno imposto modelli improbabili: la macchietta, l’omosessuale sfigato che finisce male, l’omosessuale che invece ce la fa , il bacio dello scandalo, una porta che si chiude, una mano che scivola troppo in basso. Storie che talvolta sollecitano impudiche curiosità studiate a tavolino per attirare pubblico, sollevare discussioni, aprire dibattiti che durano lo spazio di un film. Un genere insomma, che ha finito per tradire i temi del confronto sull’eguaglianza di tutti gli esseri umani senza distinzione di sesso e di religione, di nazionalità e di colore della pelle. Minchia di Re non è una storia d’amore fra due donne omosessuali, è una storia d’amore fra due esseri umani.

Le donne, sono spesso le protagoniste principali dei tuoi racconti, in particolare le siciliane; Per te raccontare l’universo femminile è un caso o una scelta?

Per anni le donne sono rimaste in silenzio. Hanno nutrito passioni e dolori nel chiuso delle loro case. Con la bocca chiusa, con i pensieri chiusi, con la vita chiusa. Hanno fatto le mamme, le mogli. E poi basta. L’emancipazione è recente, il diritto di voto, la possibilità di un lavoro, l’istruzione. Prima c’è un salto nel buio di cui ancora oggi non si riesce a vedere il principio. Un lungo sonno che ha cancellato le donne dalla storia. E nello stesso tempo però ha difeso i loro sentimenti da contaminazioni e corruzioni. Una cortina di ferro che ha custodito essenze e radici. Brividi ed emozioni intatti, con tutto il nocciolo, così come sono nati. Ho intercettato questi segnali nelle vite delle siciliane, valori eterni privi di mediazioni, diretti, con l’istinto fra i denti. Una sincerità che colma di giustizia ogni dettaglio. Donne che hanno cose nuove da dire, distanti anni luce da ragionamenti confezionati, buoni per ogni occasione. Vite vere, cose mai sentite. Sempre senza paura. Siciliane che non hanno paura di sbagliare, perché loro sono fatte così, e la paura è un sentimento che non conoscono. Sanno tutto invece di sconfitte e di vittorie, di fatiche e di lacrime. Ma stanno in piedi; troppo tempo sono state piegate dalla piena. Donne con la schiena diritta. Che guardano negli occhi al futuro, e non celano mai ambiguità o equivoci

Il femminicidio, l’omofobia e il sessismo sono fenomeni molto diffusi al giorno d’oggi; secondo te, nella nostra società, è ancora così difficile accettare la libertà di scelta, soprattutto da parte delle donne? Il pregiudizio è duro a morire?

Il pregiudizio nasce dalla la parola. Bisogna partire dal verbo, quello biblico, per denunciare le contraddizioni che si celano dietro la costruzione di un sostantivo, un avverbio, un aggettivo. Parlare di generi , di quote, è il modo più pericoloso per affrontare il problema. Non si sono squadre in campo, ma solo uomini e donne che appartengono al medesimo genere umano e al diavolo le preferenze sessuali. La scelta non è un bivio dove ci sono due strade e una è sicuramente quella sbagliata. La libertà è nella consapevolezza di condividere con se stessi prima di tutto la responsabilità della strada da fare. Una educazione che deve partire dalla scuola, dove ancora resistono le differenze.

A proposito di Carla Messina

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