martedì , 28 Giugno 2022

GILLES VILLENEUVE: Quel malinteso che mi fece spiccare il volo verso il mito

Il pilota canadese Gilles Villeneuve

Il pilota canadese Gilles Villeneuve non vinse mai un titolo ma in soli 5 anni di corse in Formula 1 e con appena 6 gare vinte, divenne un mito assoluto nel cuore degli appassionati del Cavallino e non solo. Enzo Ferrari lo volle con insistenza alla guida di una monoposto del Cavallino; era attratto da un talento che gli riconosceva apriori nonostante non ancora emerso se non in molte gare di altre categorie e un breve periodo alla guida di una McLaren.

Sicuramente Gilles gli ricordava un altro pilota a lui molto caro, Tazio Nuvolari, anch’egli basso e magro ma appartenente ad un’era dell’automobilismo oramai remota. Nel libro delle sue memorie dal titolo “Le mie gioie terribili”, Ferrari scrisse “gli volevo bene…” una frase che non replicò mai per nessun altro pilota descritto nel libro.

Il viso di Gilles ispirava tenerezza e i suoi rari sorrisi mostravano un uomo fuori dall’ordinario, coraggioso e testardo che per pura passione scelse di condurre una vita totalmente dedicata alle corse dal 1977 al 1982.

Come un circense visse nel suo motorhome con la moglie Johanna e con i figlioletti Melanie e Jacques avanti e indietro per tutto il mondo da un circuito all’altro in una sorta di incredibile e perenne avventura.  

Pilota “gentleman” come erano i corridori di un tempo lontano, Gilles strinse una amicizia sincera e profonda con il compagno pilota della Ferrari, il sudafricano Jody Scheckter, dove si creò un rapporto di correttezza e lealtà che di riflesso, durante le corse, portò benefici e gioie al Cavallino.

Il primo anno di Gilles in Ferrari, ingaggiato al posto di Niki Lauda, fu scarsamente redditizio in termini di risultati e spesso durante i Gran Premi incidenti e cedimenti meccanici causati da una guida incauta, convinsero stampa e tifosi che stavolta il Drake aveva sopravvalutato il nuovo pilota canadese e Gilles entro l’anno avrebbe fatto i bagagli alla ricerca di un nuovo ingaggio presso un altro team.

Il 1979 la nuova monoposto 312 T3 definita dalla stampa dell’epoca “la bruttina” con un design totalmente diverso dalla precedente, diede invece grandi risultati e Sheckter finalmente vinse dei Gran Premi ponendosi ad un passo dalla vittoria del titolo mentre Gilles vinse la sua prima corsa nel circuito di casa in Canada, (corsa non trasmessa dalla Rai per una ridicola e maldestra convinzione che il fuso orario ne avrebbe scoraggiato la visione degli italiani), e successivamente Sudafrica e Usa Est.

Per mantenere il punteggio in classifica di Jody Scheckter e consegnare a Maranello l’iride di campione del mondo 1979 serviva una perfetta strategia basata su un gioco di squadra dove Gilles avrebbe dovuto mettere da parte la sua aspirazione personale di possibile vincitore del mondiale di quell’anno e quindi il suo compito fu quello di proteggere e “scortare” Jody oltre la bandiera a scacchi il più possibile e difatti questo avvenne per le successive gare.

Jody Schecketer e la sua Ferrari vinsero il titolo di campione del mondo 1979 ed è bene ricordare che il successivo titolo lo vinse addirittura Michael Schumacher nell’anno 2000.

In casa Ferrari la disponibilità di Gilles fu molto apprezzata e nell’aria si respirava un ottimismo e una fiducia per l’anno successivo dove Gilles stesso sentiva e credeva fermamente che il prossimo titolo e tutta l’attenzione possibile sarebbe stata riservata per lui.

Il 1980 invece trascorse in una mediocrità di risultati dove il pilota canadese vinse appena due gare a Montecarlo e in Spagna e il titolo andò all’australiano Alan Jones su Williams.

Jody Scheckter decise cosi di abbandonare le corse ed Enzo Ferrari per il 1981 ingaggiò il francese Didier Pironi.

Gilles vide nel francese l’opportunità di un aiuto per la tanto ambita e attesa vittoria del mondiale e credette di instaurare un rapporto di amicizia simile se non al pari di quello goduto con Jody Scheckter e per un certo periodo cosi sembrò ma una latente scarsezza di risultati consegnò il titolo del 1981 al brasiliano Nelson Piquet con la sua Brabaham.

Nella quarta gara del 1982 e precisamente a San Marino le Ferrari si ritrovarono imbattibili e pronte a vincere la gara con una magnifica doppietta; ebbero modo e vantaggio sufficiente per intraprendere un piacevole e divertente siparietto fatto di frequenti sorpassi reciproci fino a quando dal muretto in pieno rettilineo fu esposto il cartello con la scritta “Slow” proprio nel momento in cui Gilles era primo e Didier secondo. “Slow”, cioè rallentare voleva oltremodo comunicare ai piloti di mantenere le posizioni che avrebbero consentito a Gilles di vincere la corsa ed accumulare punti preziosi.

Con uno slancio maldestro, a poche centinaia di metri dall’arrivo, il pilota francese superò Gilles vincendo la gara e lasciando basito Gilles che non si aspettava questo gesto dal compagno di scuderia che credeva suo sostenitore nella corsa al titolo che credeva di diritto sua dopo anni di attesa.

Nel podio il viso di Gilles apparse amareggiato, deluso e si sentì tradito come se il mondo gli fosse caduto addosso. Seguirono polemiche a mai finire e da quel momento qualcosa in Gilles si spense irrimediabilmente.

Il podio di Imola 1982. La delusione palese nel volto di Gilles

Il suo rapporto con il francese Didier divenne freddo e distaccato e l’atteggiamento di Gilles divenne scontroso pure con la sua famiglia.

La gara successiva in Belgio nel circuito di Zolder rappresentò per il canadese l’inizio di una rivalsa senza confini e assoluta.

Durante le qualifiche del sabato il francese Didier concluse il suo giro di qualifica più veloce di Gilles e oramai mancavano pochi minuti alla conclusione.

Gilles, testardo e rabbioso non ne volle sapere di doversi schierare due posizioni dietro il francese e ai box comunicò l’intenzione di effettuare un ultimo giro veloce seppur con gomme usurate dai precedenti giri di qualifica. A nulla valsero i consigli del direttore tecnico Mauro Forghieri e Gilles uscì rapidamente dai box per compiere il giro di lancio che lo avrebbe rimesso nel rettilineo per compiere l’ultimo giro possibile per battere il tempo del francese Didier. Oramai il tutto divenne una questione di principio e non avrebbe mai accettato una seconda umiliazione.

Alla curva Terlamenbocht, Gilles arrivò come un razzo e vide a poca distanza la March del pilota Jochen Mass che procedeva a velocità ridotta intento a tornare ai box avendo concluso il suo tempo.

In fase di sorpasso avvenne il malinteso fatale in cui Mass, convinto che la Ferrari lo avrebbe sorpassato sulla sinistra, si spostò lievemente sulla destra, mentre Gilles invece convinto dell’esatto contrario sterzò in velocità sulla destra e la ruota anteriore sinistra della Ferrari urtò la ruota posteriore destra della March causando il decollo spaventoso della Ferrari che prese a volare e ricadere più volte rotolando completamente senza controllo.

La forza sprigionata dalle piroettate continue staccarono il seggiolino con il pilota ancora agganciato dalle cinture di sicurezza, Gilles in aria perse pure il casco e cadde inesorabilmente di testa sul bordo fuori pista a centinaia di metri dal punto di impatto.

Il malinteso che fece spiccare il volo di Gilles verso il mito che ancora oggi è molto sentito da tutti i veri appassionati della Ferrari.

Crash Zolder – Het Belang van Limburg Mobile

Al museo della Ferrari a Maranello è stato allestito un’intera area di un piano dedicata a Gilles e in Canada un intero museo. Il figlio Jacques ebbe il merito di dedicare al padre la gioia di vincere un titolo mondiale e lo fece in Williams nel 1997.

A proposito di Paolino Canzoneri

Paolino Canzoneri nato a Noto (SR) nel 1966 e residente a Palermo. Giornalista iscritto presso l’Albo dei Giornalisti di Sicilia. Da diversi anni collabora con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali con commenti, analisi e riflessioni di attualità, politica, economia, sport e musica con un occhio puntato a Sud. Il suo giornalismo rispecchia un’enclave culturale indipendente e trasversale del pensiero critico ma moderato con introspezioni aventi lo scopo di stimolare per quanto possibile la percezione del presente cercando di offrire una visione cristallina e fedele della realtà.

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