Per alcuni una scelta semplice, per altri può rivelarsi un vero e proprio dilemma: a Natale, meglio l’albero o il presepe?
Sono poche le persone che rinunciano al classico albero di Natale che, con quell’esplosione di luci cangianti e quella moltitudine di colori, rende unica l’atmosfera delle nostre case.
D’altra parte, invece, per gli amanti della tradizione più ortodossa è sicuramente il presepe ad avere la meglio, la rappresentazione religiosa di una festa che negli anni, forse, è caduta un po’ troppo nel consumismo dilagante.
Ma quali sono le radici di queste due tradizioni millenarie? Ci siamo chiesti cosa si celi dietro tali potenti simboli.
L’usanza di fare l’albero durante il periodo natalizio è diffusa in tutto il mondo.
In genere si tratta di un abete (o altra conifera sempre verde) agghindato con tanti oggetti colorati: palline, lucine, festoni, pendenti di ogni genere…e immancabili sono i regali amorevolmente incartati sotto ai suoi piedi.
In casa, nei negozi, all’aperto, viene preparato qualche settimana prima di Natale (tradizione vuole nel giorno dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre) e rimosso dopo le feste (a Marsala si suole tenerlo fino al 19 gennaio, giorno in cui ricorre la festività della Madonna della Cava, patrona della città).
Vero o finto, verde o bianco, sfarzoso gigante delle nevi o minimal chic, mono o multicolore, talvolta tematico, ognuno può farlo come più gli aggrada; magari posto a ridosso della finestra per farne ammirare dall’esterno ai passanti i giochi di luce.
Comunque sia, ogni anno è sempre lui il protagonista dei nostri salotti, una sorta di focolare attorno al quale raccogliersi in questo tempo festoso di opulenta convivialità familiare e nel momento tanto atteso dello scambio dei doni.
Individuare un’unica origine all’usanza dell’albero risulta complicato: adornare abeti ha radici pagane e inizialmente era una consuetudine dell’Europa settentrionale.
Ma perchè proprio l’abete? Perchè è un albero sempre verde, anche d’inverno, e la sua sacralità di evince già dal nome stesso: il termine “abete” vuol dire “nascita”; le lettere alfa e beta (in greco) formano la parola “alfabeto”, il principio di tutte le cose.
Il culto dell’albero è antichissimo, proprio delle popolazioni che vivevano in simbiosi con la natura. I Druidi, sacerdoti Celti, consideravano l’albero, simbolo della vita, della fertilità e dell’immortalità; per questo erano soliti radunarsi intorno a quello più rigoroso e accendere fuochi in segno di giubilo.
Gli antichi popoli germanici festeggiavano il solstizio d’inverno (il 25 dicembre si sovrappone quasi perfettamente a questa data) piantando alberi decorati con frutti; per loro, il solstizio era il momento in cui il sole vinceva sulle tenebre. Forte è l’analogia col Cristo Redentore, unico vero sole del mondo.
In antico Egitto si usava abbellire con vari fronzoli piccole piramidi di legno in segno propiziatorio, mentre in Grecia si adornava l’abete in quanto pianta sacra alla dea Artemide; infine i romani solevano ornare le loro abitazioni con rami di pino durante le calende di gennaio.
Nel tempo la tradizione pagana ha assunto anche una connotazione religiosa: intorno al 1530 i luterani cominciarono ad addobbare l’albero con candele accese simboleggianti la luce di Dio dispensata all’umanità intera.
Nelle nostre case questa abitudine è arrivata in tempi relativamente recenti: pare che la Regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno nel salone del Quirinale, allora residenza della famiglia reale. Fino al 1800 era retaggio solo delle famiglie nobili, dopo la seconda guerra mondiale si diffuse invece su larga scala.
Per i cattolici, l’albero più suggestivo è sicuramente quello di piazza San Pietro in Vaticano: il primo fu eretto nel 1982 nel colonnato del Bernini da Papa Giovanni II; era un dono di un contadino e lo trasportò lui stesso sin lì con il suo camion. Decisamente più laico, è quello di Manhattan al Rockefeller Center, probabilmente il più famoso al mondo, decorato con oltre 30.000 lampadine, attira ogni anno la curiosità di milioni di turisti. Il più discusso, invece, è quello posizionato davanti al Duomo di Milano a causa dell’eccessivo sfarzo, in quanto ornato con le pubblicità dei più celebri marchi e lussuosi brand della moda italiana e internazionale.

Il presepe (o presepio) invece dal latino “praesepium” che significa “spazio recintato dalle siepi, mangiatoia” affonda le radici nella tradizione più prettamente cristiana, essendo una rappresentazione del verbo incarnato. Si ripropongono dunque tutti i personaggi e luoghi della natività di Betlemme: le varianti possono essere tante, ma in un presepe che si rispetti non possono mancare oltre la Sacra Famiglia, il bue e l’asinello che scaldano il corpicino di Gesù, la grotta sulla quale si erge fiera la cometa che guida i Re Magi, che rappresentano i popoli di tutta la terra e che portano in dono oro, incenso e mirra, gli angeli che cantano la Gloria, i vari pastorelli, il tutto contornato da tanti animaletti come pecore e cammelli in uno scenario magico di una notte d’ altri tempi.
La rappresentazione può essere vivente o fatta da statuine, posta su una mensola, su un vecchio caminetto, in un angolo della casa, vi è addirittura chi vi dedica una stanza intera. Sicuramente la realizzazione del presepe può essere più laboriosa di quella dell’albero ma già soltanto una capanna con i personaggi chiave è sufficiente a “far presepe”.
Le origini sono remote: ai tempi della persecuzione, i cristiani dipingevano immagini della natività nelle catacombe o in posti segreti; poi quando il credo fu reso libero, le figure di Gesù, Giuseppe e Maria cominciarono a comparire sulle pareti dei luoghi di culto. Il padre di questa usanza per antonomasia è considerato Francesco D’Assisi poiché, durante un Natale del 1223, allestì il primo presepio vivente dentro una grotta vicino Rieti, così come ancora testimoniano gli affreschi del Giotto.
Da allora, ad opera dei francescani, i presepi divennero popolari nelle Chiese e dal 1600 divenne un’abitudine anche tra la gente comune.
Cambiano i materiali e le tecniche di lavorazione ma la scena della natività è sempre la stessa: si può costruire in legno come fanno i genovesi o in carta pesta come preferiscono i pugliesi. A Napoli, dove fin dal 1700 fiorì una vera e propria arte del “fare il presepe” con una maestria artigianale unica al mondo, le statuine vengono realizzate in terracotta. Negli ultimi tempi le botteghe napoletane vi inseriscono statuine con le sembianze di personaggi famosi (del mondo dello spettacolo, calciatori, politici…).
“Gesù è nato a Napoli” scrisse L. De Crescenzo, che certamente, da buon napoletano presepista convinto, asseriva “l’albero di Natale è bello solo quando è finito, il presepe invece no, è bello quando lo fai o addirittura quando lo pensi”.

Sta di fatto che per i cristiani non si tratta di un semplice plastico, ma di un simbolo vivo della fede popolare ed è una sorta di catechismo domestico per i bambini che ancora non hanno fatto propri gli insegnamenti della dottrina cristiana.
Alcuni aspettano fino alla mezzanotte del 24 dicembre per deporre il bambinello nella mangiatoia.
Alla luce di tutto ciò, ci chiediamo: perchè scegliere?
Negli ultimi anni sono sorte diverse polemiche nel prediligere l’uno o l’altro: una di queste riguarda l’inopportunità della presenza del presepe nelle scuole nell’idea che fosse meglio farne a meno per mantenere un profilo più laico in contesti atei come la scuola pubblica, al fine di non urtare le sensibilità dei bambini di religione diversa in un’ottica di integrazione.
Ma davvero dei bambini potrebbero infastidirsi per la presenza del presepe che, oltre ad essere un simbolo religioso, fa parte della tradizione culturale italiana?
La vera integrazione non consiste forse nel “mettere insieme i pezzi” piuttosto che nel togliere? Il dibattito è attuale e resta ancora aperto…
D’altronde il presepe potrebbe essere impreziosito dall’albero che, con le sue rigogliose fronde, coronerebbe tutto lo scenario presepale che rimarrebbe l’epicentro della celebrazione cristiana e della cultura italiana.

E voi quest’anno cosa avete scelto?
Sia l’albero che il presepe hanno in sostanza in comune una connotazione gioiosa: la venuta del sole, speranza salvifica che rischiara il buio delle tenebre.
Pertanto che abbiate optato per l’uno o per l’altro, alla fine ciò che conta realmente, forse, è far sì che questa fiamma della speranza si accenda nei nostri cuori.



























