lunedì , 27 Giugno 2022

“La strada”, una mostra collettiva a Marsala per omaggiare Federico Fellini [INTERVISTE]

“La Stagione del Passato” di Salvo Rivolo

“La strada” è il titolo di un film del 1954 diretto da Federico Fellini, che diede notorietà a livello internazionale al regista. Nel 1957 il film ha vinto un Oscar nella categoria “Miglior film straniero”, nel corso della 29° edizione della cerimonia di premiazione che si è tenuta il 27 marzo a Los Angeles, al RKO Pantages Theatre, con la conduzione affidata a Jerry Lewis. Il 2020 è stato l’anno del centenario della nascita di Fellini. Il Convento Del Carmine e la città di Marsala hanno voluto rendere omaggio al Maestro del cinema, ospitando una mostra collettiva intitolata “La Strada”, curata da Gianna Panicola, che verrà inaugurata sabato 4 settembre 2021, alle ore 18:00, presso le sale G. Cavarretta e Zerilli e sarà possibile visitarla fino al 19 settembre. Saranno esposte le opere di 10 artisti che offriranno diversi punti di vista e chiavi di lettura. Verranno rispettate tutte le misure anti-Covid-19 ed è obbligatoria la prenotazione telefonica al numero 0923 713822. E’ richiesto il GreenPass.

Noi abbiamo intervistato alcuni artisti che hanno preso parte alla mostra

“Aspettando Zampano” di Antonio Gregorio Maria Nuccio

“La strada” è una mostra collettiva d’Arte Contemporanea dal film di Federico Fellini. Cosa accomuna la sua opera a Fellini?

Linda Saporito: La dura vita dei girovaghi Gelsomina e Zampanò viene inquadrata nella cornice degli “spettatori – folla”, che accompagna le vicende dei due artisti. Occhi puntati, urla, apprezzamenti, applausi in un palcoscenico virtuale di strada che scompare quando va via la folla. Essa è il filo conduttore delle avventure dei protagonisti del film di Fellini, senza il quale le loro performance non hanno senso di esistere . Il mio progetto prende in prestito questo scenario senza l’ausilio dei personaggi. Vuole raccontare solo l’atmosfera e non i fatti, lo spazio e non il tempo (il corso degli eventi)

Linda Randazzo: Forse l’ amore per il disegno veloce o forse l’ amore per i personaggi comuni, grotteschi, onirici che diventano d’ ispirazione per l’arte.

Antonino Gaeta: A Maestro Fellini mi accomuna di sicura la Ricerca che spinge l’Essere umano ” Artista” a spingersi oltre i confini della materialita circostante per spingersi con tutto se stesso verso un mondo onirico , diviene cosi quasi una sfida al Dio Creatore, con il quale e dal quale assurgiamo la scintilla Creatrice , questo in ogni forma l’arte si esprima diviene sublimazione della stessa Vita.

Tiziana Viola-Massa: Le mie tre opere hanno un importante elemento in comune: tutte e tre sono impregnate da quel senso di disequilibrio e di instabilità emotiva ed umana presente sia in Gelsomina che in Zampano’, seppur in maniera differente. Nell’opera Omaggio al costume di scena di Gelsomina…l’opera stessa diventa una maschera, ed il volto reale del personaggio finisce per sgretolarsi tra la foglia d’oro. Questo perché a volte gli artisti sono come attori di scena, acrobati in bilico tra la loro voglia di fare e il loro bisogno di essere capiti, la componente artistica di un personaggio finisce per definirne in toto tutto l’essere umano. Gelsomina è quella maschera gettata e mai indossata, lei stessa è il costume di scena, vera e trasparente nella sua semplicità.

Antonio Gregorio Maria Nuccio: Quello che ci può accomunare è sicuramente l’amore per le donne in tutti i loro aspetti.

Salvo Rivolo: Sicuramente a primo impatto mi vien da dire che la precarietà, ovvero la rappresentazione di essa, è un comune denominatore tra la mia tematica e quella felliniana.


Come nasce la sua opera? Come si chiama? Me ne parli…

“Omaggio al costume di Gelsomina” di Tiziana Viola Massa

Linda Saporito: Le figure della folla fanno parte integrante di una ricerca che conduco da qualche anno . Nella serie Contaminazioni prima e Multitudo dopo , i volti-cellula delle mie opere non sono altro che la rappresentazione immaginaria della società contemporanea (paragonabile ad un tessuto organico ), in cui scambi e comunicazioni si intrecciano seguendo la strada della crescita . L’effetto formale di questo processo si concretizza nell’intersezione dei volti e nelle varianti cromatiche. Il volto è il teatro dell’uomo , scrive R. Judrin, ed è con questa forma che meglio mi riesce ad esprimermi.

Linda Randazzo: La mia opera si intitola “Masochista e morte del Matto”, ed è una sequenza di tre momenti del film in cui Gelsomina vede Zampano’ che uccide il matto. Sono dei primi piani stretti sul suo viso. Ovviamente l’ attrice è una grandissima interprete dell’ angoscia che vive Gelsomina la protagonista. Per me il film la Strada è molto lontano dagli altri film di Fellini e parla di un ” femminicidio” indiretto, di un rapporto di sottomissione da parte di una donna che non riesce a vincolarsi dal suo aguzzino. Un tema molto attuale che Fellini ha saputo trattare, se pur nel contesto della sua estetica onirica e trasognata.  Nella morte del Matto ucciso da Zampano’, Gelsomina vive la sua stessa morte. Il matto se pur bizzarro le aveva proposto in modo scanzonato di lasciare Zampano’ e seguirlo; il matto è un personaggio simbolico, molto profondo in realtà. Quando Gelsomina vede la morte del Matto ucciso per mano di Zampano’,  in qualche modo prevede la sua. Vede anche la fine di una possibilità di fuga. Per me il soggetto del film è molto violento. Ho voluto porre l’ accento sul masochismo della protagonista, che poi appunto muore perché abbandonata al freddo sulla neve da Zampano’. La tecnica espressionistica che ho usato mi serve per porre l’ attenzione sulla drammaticità della scena e per evidenziare che io uso una pittura gestuale anche quando si tratta di trarre le immagini dalla fotografia del cinema con il suo estremo realismo, dunque cerco di differenziare la pittura dalle altre immagini.

Antonino Gaeta: L’opera ”Neanche le Stelle” è stata realizzata, facendo leva sul mondo immaginario di Fellini, ricercando tra le sue atmosfere narrative, legando all’iconografia formale che ricorda i personaggi del film La Strada, ai tempi attuali. Vengono indagati nuovi significanti e significati in accezione contemporanea come la presenza della figura di “El mimo”, che è diventata suo malgrado simbolo delle proteste in Cile, e di femminicidio, giustificato spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale e maschilista.

Tiziana Viola-Massa: Ho parlato prima Dell’opera “Omaggio al costume di scena” adesso le parlo dell’opera “ Sfera d’artista”. Nasce dall’idea che ciò che circonda l’atto creativo di un artista è come una sfera di emozioni, una boule de neige in cui si concentra tutta la vita ed il vissuto di un artista in questo caso di strada. Il personaggio la tiene nel suo ventre e la offre allo spettatore, come Gelsomina inesorabilmente ed inconsciamente offriva tutta se stessa e tutta la sua dedizione per fare nascere il cambiamento in Zampano’. Cambiamento che avverrà solo dopo la morte di Gelsomina. La sfera d’artista è là dove si concentra la verità del creare. L’ultima opera è “ In bilico”: l’uomo rappresentato è un artista di strada che si aggrappa ad un cerchio altalena …..L’altalena simbolo dell’oscillare della vita, tra alti e bassi, tra la miseria e altra miseria, tra un volto rude che nasconde tutta la fragilità di una vita al margine vissuta insieme al suo “ Carrozzone”.

Antonio Gregorio Maria Nuccio: Il mio lavoro si intitola Aspettando Zampano’.
Guardando il film si evince l’aspetto sessuale, che è una prorogativa nei film di Fellini. Un aspetto che mi ha sempre affascinato soprattutto nelle sue contestualizzazioni.
Sono 3 donne, che aspettano una star (Zampano’) aspettano la “salvezza” che per loro non arriverà mai!!!


Salvo Rivolo: Partendo dalla condizione di precarietà che mi trasmettono i personaggi del film, ho pensato che il modo più idoneo di rappresentarla in una scena, fosse quella di trapezisti equilibristi e giocolieri, che come una danza si muovono leggeri sui fili sospesi a mezz’aria.


Cosa rappresenta per lei l’arte?

“La Folla” di Linda Saporito

Linda Saporito: E’ il modo di comunicare più semplice e originale. E’ lo strumento attraverso il quale si possono narrare fatti, emozioni , luoghi , in un istante. E’ il mezzo che mi consente di sperimentare l’immaginario, di allargare la visibilità del reale.

Linda Randazzo: Croce e delizia.

Antonino Gaeta: L’opera ”Neanche Le Stelle” mette in contrasto la Forza ”Mascolina” dell’Uomo, con la Fragilità apparente della Donna perpetrata nella storia con i massimi canoni di bellezza. Come nella citata Afrodite di Milo, essa diviene nell’Uomo e in Fellini oggetto del desiderio ma anche della violenza più efferata, nell’oggetto da Mutare a proprio piacimento fino a trasformarne l’essenza, a mutarne le forme e la stessa identità. L’opera spinge l’immagine quasi all’incompiuto, all’atmosfera dell’onirico dove, immagini, ricordi e ossessioni si fanno vividi nella tela creando un inseguirsi tra immaginario di Fellini e immaginario dell’Autore dell’Opera pittorica divenendo nell’atto creativo un unico universo contemporaneo e parallelo, dove lo stesso ritratto del Maestro risulta in posizione opposta allo scenario suggerito, quasi a sottolineare l’impossibilità di una visione univoca e prestabilita.  A Chiudere la scena, fa da trait d’union Tra il Mondo di Fellini e quello di Gaeta un’ossessione comune per uno dei protagonisti assoluti della pittura del XX secolo. La citazione di un altro Importante Maestro della storia Moderna, Pablo Picasso, nel Cavallo Alato, particolare di una quinta scenica, la più grande Opera del Maestro spagnolo (Sipario per il balletto Parade, m. 17.25 x 10.60 ) chiude la scena dell’Opera pittorica ”Neanche Le Stelle”, insomma un Omaggio al ”Caos della Vita Moderna” che ha ispirato l’opera dei due grandi Maestri che Mai si Incontrarono, ma che sembrano ciò nonostante legati da un filo sottile che li accomuna, nel quale la creazione del Gaeta assurge e ne trama nuove Volontà , tendendo all’infinito un nuovo percorso di dialogo tra il mondo passato dei due grandi Maestri e quello contemporaneo dello stesso Autore.

Tiziana Viola-Massa: L’arte è il linguaggio che utilizzo meglio…un’esigenza per me. Sono sempre stata alla ricerca di una pittura che potesse aprire spunti di riflessione e non fermarsi a ciò che è di facile osservazione e comprensione. Ognuno trova all’interno della mia opera se vuole, la propria storia, il proprio vissuto…l’opera diventa mediatrice tra me e chi la guarda….ed è lì che si scorgono magari le stesse impressioni, riflessioni. L’opera è “La strada” dove l’artista si incontra con un altro essere umano come se si conoscessero già. L’arte è strumento anche per interpretare il periodo storico in cui viviamo….che artisti siamo se non siamo in grado di aprire gli occhi e dare testimonianza di ciò che stiamo vivendo? È questo è un periodo che ci impone di dare testimonianza e non ignorare…. Altrimenti l’arte serve solo a chi si ostina a vedere ciò che lo fa stare bene. L’arte deve essere si immersione in un mondo diverso che non conosciamo e ci fa estraniare da tutto, ma deve essere anche immersione nel contesto storico in cui viviamo.

Antonio Gregorio Maria Nuccio: L’arte è il senso della mia vita! Ti travolge ti distrugge ti fa sognare ti fa amare.

Salvo Rivolo: L’arte oltre ad essere perno portante della mia vita , credo che in generale sia per tutti una forma di espressione e un importante mezzo di comunicazione e denuncia.


Qual è il suo rapporto con l’arte in generale?

“Neanche le Stelle” di Antonino Gaeta

Linda Saporito: Una forza che mi accompagna da sempre, il desiderio di sperimentare senza inibizioni, in assoluta libertà.

Linda Randazzo: È un rapporto conflittuale e di dipendenza. L’ altre è il mio demone interiore.

 Antonino Gaeta: Personalmente L’Arte nel mio caso specifico la Pittura , si identifica con il mio percorso Umano, Spirituale, quotidiano. Vivo Il mio ” Tempo” in condivisione stretta con l’atto creativo, un Artista, un Pittore , anche quando non lavora fisicamente con i propri strumenti, indaga sempre oltre la soglia dell’ imaginario, ricava informazioni dalla sua stessa quotidianita’, da cio’ che mangia , da chi incontra , dai libri che sceglie di leggere. La Pittura per me non e’ qualcosa che sta altrove oltre Me Stesso ma e’ un tutt’uno  costantemente in relazione, una fusione silente tra pensiero e azione, che raggiunge il suo culmine nell’atto ancestrale della creazione fisica di quanto esiste gia’ nella propria visione interiore. Il Mio Rapporto con l’Arte in generale e’ di grande Curiosita’ ci si pone sempre come osservatore tentando di non indurre al giudizio estetico ma quello esistenziale, questo mi fa scorgere in ogni gesto creativo, che rimane come traccia indelebile, per esempio in una pennellata che essicca sulla tela, narra il tempo stesso dell’Autore , la sua vivacita’ emotiva, il suo indagare la materia, la volonta’ nel plasmarla secondo il proprio dialogo interiore.

Tiziana Viola-Massa: Guardo, osservo, vado a vedere le mostre dei grandi Maestri, mi seggo e li ascolto…e mi sento piccola piccolissima….e torno a casa con ancora più voglia di fare. Entro in crisi, faccio e disfo…poi mi sento bene, poi di nuovo alla ricerca di una nuova visione e così via….non so se le ho reso l’idea…..di certo non è un rapporto tranquillo.

Antonio Gregorio Maria Nuccio: il mio rapporto con l’arte è molto felice! Mi fa stare bene mi fa scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo.

Salvo Rivolo: L’arte fa parte di me come qualsiasi altra parte vitale del mio corpo. È per me essenziale e complicato da spiegare Sarebbe come spiegare il mio rapporto con il mio stesso respiro.


In quali momenti dipinge solitamente?

“Masochista e Morte del Matto” di Linda Randazzo

Linda Saporito: Non esiste un momento preciso. Lavorare su un’opera può comportare l’impegno di giornate intere alternate a stacchi e vuoti di produzione . E’ l’opera d’arte che mi suggerisce come e quando vuole essere finita.

Linda Randazzo: Io dipingo sempre anche quando non dipingo, per me vedere è il principio del dipingere. Penso continuamente alla pittura. Penso a come potrebbe essere dipinta qualsiasi cosa che vedo.

Antonino Gaeta: Personalmente mi occupo di Pittura quotidianamente, e’ il mio ” Lavoro esistenziale’ , ognuno di noi nella vita , in maniera particolare da ragazzi, e’ chiamato ad immaginare il proprio futuro, e tenta di cominciare un percorso formativo atto a perseguire quell’ Idea. Personalmente ho cosi’ fatto, non sempre con grande comprensione di chi mi stava attorno,  in maniera particolare i genitori cercano sempre di consigliare ai propri figli un percorso formativo che li aiuti ad inserirsi nel mondo Lavorativo, be io in questo e non solo sono stato non incline ai buoni consigli. Per tanto testardo e pieno di se’ ho scelto gli studi artistici, dapprima frequentando il Liceo Artistico e proseguendo con il Percorso Accademico, nella Prima cattedra di Pittura. Dal 1999 , terminato il mio percorso Accademico con il massimo del riconoscimento, dovetti mettermi dinnanzi alla vera scelta. Da allora la mia Vita si Svolge Guardando Un Cavalletto, un Amante geloso che pretende tutto , non ci sono orari , non ci sono feste, non esiste il tempo convenzionale. Nel Tempo esso e’ il mio Amico fedele, talvolta ingrato, con il quale ho condiviso ad oggi la mia Esistenza , tutto passa da li’ , i  miei Amori, le mie curiosita’, le mie Malinconie e anche la Grande Gioia di Vivere indagando un Mondo che ancora mi sorprende. La Ringrazio per queste domande ci fa sempre bene ricordare perche oggi, in una societa’ come la nostra , complicata e distratta, ci ostiniamo ancora a Dipingere, grazie al suo interesse , carissimo Amico, lei oggi m i ha permesso di rinnovare la mia Professione di Fede alla PITTURA!

Tiziana Viola-Massa: Dipingo sempre la mattina, è il momento in cui sono sola nel mio studio. C’è una luce splendida nel mio studio la mattina.

Antonio Gregorio Maria Nuccio: Sempre! Nel senso che, anche se non uso i miei strumenti, uso gli occhi per poi buttare su un pezzo di carta tela ecc.. tutto quello che osservo.

Salvo Rivolo: Non ci sono momenti specifici , sicuramente ogni mia opera è frutto di un processo di riflessione e rielaborazione continua di ciò che mi accade o che osservo.

A proposito di Angelo Barraco

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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